Rammstein: il nuovo album !

Quando pensavamo che il mondo della musica non poteva più regalarci nulla, ecco che piomba come un meteorite sulle nostre teste il nuovo album dei Rammstein !
Cover minimalista con un fiammifero su sfondo bianco. Undici brani per un totale di quarantesei minuti di pura arte.
I Rammstein sono tornati e hanno sfornato un’opera piena di sperimentazioni, critica pungente e suoni nuovi che elevano la band tedesca al di là dei generi musicali e raggiungono la Terra Promessa dove li attendono i grandissimi di tutti i tempi.

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Rammstein

“Deutschland” è una di quelle canzoni capolavoro che si dovrebbero studiare a scuola. Contaminazioni elettroniche, chitarra che sottolinea un testo pieno di sdegno sottile, una critica mascherata che è il marchio di fabbrica dei Rammstein. Questo è il loro punto di forza: fare musica per veicolare un messaggio che esplode a suon di chitarre distorte e batteria incalzante. Questi sono i Rammstein. Questo è il Metal.
“Radio” parte in sordina con un synth che ricorda il tamarro anni ’90 con lo stereo portatile a cassette che girava nella piazza del paese, poi arriva il riff graffiante che saggiamente non appesantisce il brano e che anzi viene alleggerita nel ritornello da un altro synth; la trovo una genialità, un mix quasi impossibile di suoni che solo loro potevano amalgamare così bene. Wow !
Il terzo brano, “Zeig Dich” parte con un coro dalle sfumature gregoriane, finchè un riff di chitarra spezza l’atmosfera rinfrescando il brano e la voce di Till Lindermann piomba come una bomba, pesante come quella di Hiroshima !

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Rammstein

La mia preferita fin’ora è “Auslander” dove suoni elettronici, inseriti in un contesto musicale perfetto, fa da cassa di risonanza al ritornello in cui possiamo anche gustare un tocco multilingua (tra cui un “Ciao ragazza” in perfetto italiano); una canzone controversa che abbraccia il multietnico, abbatte i confini e le paure; Di questi tempi è oro colato.
I toni del “volemose tanto bene” si concludono con “Sex” in cui (a modo loro) disegnano una società ossessiva e ossessionata; la musica è perfetta, con un assolo elettronico quasi pionieristico.
“Puppe” è un pugno nello stomaco, angosciante, oscuro, un brano che ti fa venire la voglia di chiudere gli occhi come fanno i bambini davanti ad un film horror. Il testo stesso è angosciante, una storia al limite del macabro ma che ci fa riflettere sulla condizione di una società al limite di sè stessa.
“Was Ich Liebe” è una canzone che fa da cassa di risonanza dei tormenti interiori che, almeno una volta, ognuno di noi incontra o si scontra. Poche parole, chiare, concise e il messaggio arriva. La semplicità è disarmante. Chi riesce a semplificare qualcosa che è, di per sè, complicato, ha in mano un pennello con cui dipingere la realtà.
Il clima cambia e diventa più poetica con “Diamant”, una vera chicca per chi piace la romanticità ma si ritorna nel mondo Rammstein con “Weit Weg” dove i suoni elettronici richiamano alla memoria un brano particolare. Scavando nella memoria posso trovare in quei suoni il brano “Tom Sawyer” dei Rush.
La penultima canzone è una descrizione della cultura dei tatuaggi ai tempi moderni, dove inizialmente ne incensa i pregi con frasi come “Wenn das Blut die Tinte küsst
Wenn der Schmerz das Fleisch umarmt, Ich zeige meine Hautbilder, Die mir so vertraut
Aus der Nadel blaue Flut, In den Poren kocht das Blut” (Quando il sangue bacia l’inchiostro, Quando il dolore cinge la carne, Mostro la mia pelle disegnata, Che mi è così familiare, Dall’ago un flusso blu, Il sangue ribolle nei pori) ma che poi ne esalta anche i difetti “Deinen Namen stech’ ich mir, Dann bist du für immer hier, Aber wenn du uns entzweist, Such’ ich mir jemand, der genauso heißt” (Mi incido il tuo nome, Così sarai qui per sempre, Ma se ti separerai da noi, Mi cercherò qualcun altro col tuo nome).
L’album si conclude con “Halloman”, canzone dai toni malinconici che lascia una sensazione strana tra l’estasi e l’angoscia, dove un coro poco marcato fa da anticamera alla conclusione di questo bellissimo disco.

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Till Lindeman on stage

Facendone un rapido sunto, questo nuovo album del sestetto tedesco, è un monile, uno di quegli album che deve essere ascoltato e riascoltato e riascoltato e riascoltato..
Ha tutte le componenti per essere denominato “opera d’arte”, la band ha così pubblicato la loro magnum opus, difficile fare meglio ma i Rammstein sono abituati a stupirci alzando sempre di più l’asticella.
Sono perfettamente consapevole che questo disco dividerà chi li segue da tempo, quelli del “era meglio prima” e quelli che “meglio ora”; vediamo la musica nella sua interezza, senza avere dogmi e senza creare fazioni che tendono a dividerci (la scena Metal in questo, per fortuna, è quasi immuno da questo giochetto subdolo) perchè non esiste un “meglio ora” o “meglio prima” esiste la musica e se oggi ascoltiamo questo disco è perchè la band ha avuto un suo percorso che, nel bene o nel male, è stato eccezionale.
L’importante è ascoltare musica vera.
In alto le corna !

I consueti link:
Album Rammstein su Spotify
Pagina Facebook ufficiale dei Rammstein
Sito ufficiale Rammstein

(foto prese dalla pagina Facebook ufficiale della band)

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